Egregio professor Conte, ci parli dell’8 settembre 1943

Egregio prof. Conte,
Non nascondo un certo disagio e disappunto dopo aver appreso le parole da lei pronunciate in quel di Bari, tracciando un parallelismo tra l’8 settembre del 43 e i giorni d’oggi attraversati dalla politica del governo da lei formalmente presieduto, che esaltavano I risultati in termini di sviluppo nel dopo 8 settembre 1943.
In tempi di revisionismo storico non vorrei che qualcuno avesse l’ardire di cancellare i 20 mesi che intercorrono tra l’8 settembre 43 e il 25 aprile 45, perchè in quei drammatici mesi stanno le basi della nostra Repubblica, della nostra Costituzione, della nostra capacità di ricostruire moralmente e materialmente  il Paese.
Inoltre, non posso pensare che scientemente lei crei un’identificazione  tra il periodo che lei ricorda come il miracolo economico e le deportazioni verso I campi di concentramento germanici per l’avvio al lavoro coatto di milioni di persone o il tentativo di distruzione di impianti produttivi o vitali come I porti delle città di mare.
Non fu messo fine a un periodo buio della nostra storia, come lei ha detto, anzi, nei 20 mesi successivi a quell’8 settembre ,le nostre popolazioni conobbero l’orrore delle stragi di Monte Sole (Marzabotto), di Sant’Anna di Stazzema, della Benedicta, del Turchino, di Portofino…Boves …e centinaia di altre stragi in cui le vittime furono civili inermi, donne, bambini.
Incidentalmente, ha usato il termine “ricostruzione morale”, e questa in effetti con l’8 settembre ci fu, ci fu per la scelta che molti italiani compirono decidendo di Resistere all’occupante tedesco e ai complici repubblichini. Artefici di questo riscatto morale furono molti uomini di quell’esercito in rotta, di quelle unità navali che non si consegnarono, di quei carabinieri che restarono fedeli al giuramento dato. Artefici furono coloro che lasciarono le loro case, le proprie occupazioni o quei ragazzi che posero fine all’età dei giochi e della spensieratezza per riscattare la propria dignità. Motore di tutto ciò fu soprattutto la solidarietà che intorno a questo movimento nacque e si alimentò. Solidarietà della gente “semplice” contadini, montanari, che coprirono, alimentarono, scaldarono i partigiani. Partigiani che non furono, tanto per ricordare, solo italiani ma di provenienze diverse, anche etnie diverse ma tutti assolutamente affratellati dall’obbiettivo comune di sconfiggere il nazi-fascismo con la sua cultura e i suoi orrori. Forse comprendendo questo comprenderà anche perchè molti italiani, orgogliosamente, il valore della solidarietà lo manifestano nei confronti di chi mettendo a rischio la propria vita cerca lidi migliori per se e per la propria famiglia.
Sarebbe opportuno che lei una ripassatina alla storia la desse, onde evitare brutte e infelici figure e senza invocare il “miracolo” che sbloccasse senza indugi la legge speciale per la mia città che è Genova, perchè non vorremmo che le ripetute boutade di ministri del suo governo potessero, attraverso l’immobilismo, fare ciò che non riuscirono a fare neanche I tedeschi: distruggere il porto e annichilire quel po’ di industria che rimane.
Loris Viari

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