Antifascismo e dignità umana

Ciclicamente ci troviamo a dover affrontare il tema del rapporto di alcune pubbliche amministrazioni nei confronti di movimenti o partiti di chiara ispirazione fascista. Dalle commemorazioni ai caduti dell’RSI, dall’assegnazione di spazi pubblici, alla titolazione di strade o piazze.
Tutto questo è frutto prima di tutto di una profonda ignoranza della nostra Costituzione, spesso di malafede e infine di una impossibile presunta equidistanza politica.
Non di meno, sarebbe opportuno che anche chi arriva alla pubblica amministrazione dall’area del “civismo”, si ricordasse che non è esentato dal ruolo politico che va assumendo, perchè è la nostra Costituzione che ne determina la politicità.
Per queste ragioni, e al fine di chiarire proprio la natura della Nostra Costituzione ed il conseguente corretto comportamento degli amministratori pubblici in determinate situazioni, vengono pubblicati stralci del discorso di Aldo Moro ai lavori della Costituente dove viene esplicitata la natura incontrovertibile antifascista della nostra Costituzione.
Ultimo, in ordine di tempo il caso di Carcare.
L.V.

“(…) se nell’atto di costruire una casa nella quale dobbiamo ritrovarci tutti ad abitare insieme non troviamo un punto di contatto, un punto di confluenza, veramente la nostra opera può dirsi fallita. Divisi – come siamo – da diverse intuizioni politiche, da diversi orientamenti ideologici, tuttavia noi siamo membri di una comunità, la comunità del nostro stato e vi restiamo uniti sulla base di un’elementare, semplice idea dell’uomo, la quale ci accomuna e determina un rispetto reciproco degli uni verso gli altri. (…)
Diceva l’onorevole Lucifero, (…) che era suo desidero che la nuova costituzione italiana fosse una costituzione non antifascista, bensì afascista. Io, come già ho espresso in sede di commissione all’amico Lucifero qualche riserva su questo punto, torno ad esprimerle, perché mi sembra che questo
elementare substrato ideologico nel quale tutti quanti noi uomini della democrazia possiamo convenire si ricolleghi appunto alla nostra comune opposizione di fronte a quella che fu la lunga oppressione fascista dei valori della personalità umana e della solidarietà sociale. Non possiamo in questo senso fare una costituzione afascista, cioè non possiamo prescindere da quello che è stato nel nostro paese un movimento storico di importanza grandissima il quale nella sua negatività ha travolto per anni la coscienza e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale. 
(…) Non avremmo ancora detto nulla, se ci limitassimo ad affermare che l’Italia è una repubblica, o una repubblica democratica. Occorre che ci sia una precisazione intorno ad alcuni orientamenti fondamentali che storicamente caratterizzano la repubblica italiana. (…) Questi pilastri, sui quali mi pare che pesi il nuovo Stato italiano, sono: la democrazia, in senso politico, in senso sociale, in senso che potremmo chiamare largamente umano.
(…) la formula (…) serve bene a individuare l’appartenenza della sovranità in senso lato, cioè l’esercizio dei poteri politici, dei poteri di direzione della cosa pubblica in un regime democratico a tutti i cittadini, che sono, in quanto popolo in condizioni fondamentali di eguaglianza nell’esercizio di questi poteri ed hanno la possibilità di determinare, mediante il loro intervento, la gestione della cosa pubblica nel senso più conforme all’interesse collettivo”.

(Intervento di Aldo Moro, Atti della Costituente, voI. I, p. 2039, 13 marzo 1947, Discussione generale)
fonte http://www.accademiaaldomoro.org/public/frammenti/?p=264

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