UCCIDETE GUIDO ROSSA – Vita e morte dell’uomo che si oppose alle Br e cambiò il futuro dell’Italia

Non era un eroe, Guido Rossa, operaio e sindacalista all’Italsider di Genova Cornigliano. Era un uomo perbene, un alpinista che aveva portato in fabbrica il rigore e la concentrazione della montagna. Un uomo di 44 anni iscritto al Pci che viene assassinato il mattino del 24 gennaio 1979, mentre sta entrando in auto per recarsi al lavoro. Secondo la colonna genovese delle Brigate Rosse, la sua “colpa” è stata di aver denunciato, tre mesi prima della sua morte, un compagno di lavoro scoperto a diffondere in fabbrica volantini brigatisti. Guido Rossa, però, ha fatto semplicemente quello che riteneva corretto fare, anche in base alle direttive del Pci e del suo sindacato, la Fiom Cgil: che di fronte alla crescente area grigia intorno al terrorismo, anche nelle fabbriche, ha chiesto mobilitazione e vigilanza. Ma in quei quattro mesi, tra la denuncia e la morte, intorno a Guido ci sono troppa solitudine e, come si vedrà poi, troppi misteri. Ufficialmente le Br avevano deciso solo di ferirlo, ma un uomo del commando – Riccardo Dura, allora capo della colonna genovese delle Br – torna indietro e spara altri due colpi, precisi e mortali: qualcuno nei vertici delle Br gli ha dato via libera? E un secondo mistero: nonostante le pesanti condanne, Lorenzo Carpi, l’autista del gruppo, non è mai stato arrestato né rintracciato. Dov’è fuggito, in questi quarant’anni, chi l’ha aiutato, e perché? Storia, cronaca – anche di oggi – e testimonianze si intrecciano in “Uccidete Guido Rossa. Vita e morte dell’uomo che si oppose alle Br e cambiò il futuro dell’Italia” (Castelvecchi, 184 pagine, 17,50 euro) il libro che Donatella Alfonso e Massimo Razzi, giornalisti genovesi di lungo corso, hanno dedicato alla vicenda di Guido Rossa a quarant’anni dalla morte. Un’analisi stringente che cerca di indagare non solo i fatti intorno alla morte del sindacalista, ma anche quale fosse realmente il clima che si poteva vivere nelle fabbriche e nel sindacato intorno al tema della lotta armata e della contrapposizione di classe. E con una certezza: che da quella morte nacque la consapevolezza che chi rivendicava di uccidere in nome della classe operaia non poteva arrogarsi la morte di un operaio.   

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