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Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Comitato Provinciale di Genova

L’educazione di un fascista

Un’inchiesta coraggiosa e allarmante fra raduni, palestre e colonie, dove l’estrema destra italiana forma la nuova gioventù nera.

“…Rieccoli. Novantaquattro anni dopo la nascita dell’Opera nazionale balilla (Onb), i partiti e i movimenti neofascisti – con la sponda della Lega nazionalista di Matteo Salvini – stanno allevando una nuova generazione di camerati. In Italia, nel paese che fu culla del fascismo di Benito Mussolini. La nazione dove già nel 1919 Filippo Tommaso Marinetti, futurista, fascista della prima ora, propose l’istituzione di “scuole di coraggio fisico e patriottismo”. E dove nel 1926 il duce creò, appunto, l’Onb. Nome per esteso: Opera nazionale balilla per l’assistenza e per l’educazione fisica e morale della gioventù.
L’Onb era “finalizzata all’assistenza e all’educazione fisica e morale della gioventù”. Era complementare all’istituzione scolastica, una specie di perfezionamento. Ne avrebbero fatto parte i giovani dai sei ai diciotto anni, che verranno divisi in tre sottoistituzioni: figli della lupa (dai sei agli otto anni); balilla (dagli otto ai quattordici anni); avanguardisti (dai quattordici ai diciotto anni).
Oggi, in Italia, i nuovi soldati politici sono giovani e giovanissimi: dai tredici ai vent’anni. Da Catania a Viterbo, da Milano a Firenze, nella stagione del populismo sovranista i nuovi balilla e avanguardisti hanno iniziato a seguire le impronte del lupo.
Alcuni per moda. Altri per abitudine trasmessa da amici o compagni di scuola. Altri dopo un concerto o una partita allo stadio. Altri ancora durante una gita comunitaria in montagna. In un paese dove il fascismo è fuorilegge, nessuno si vergogna più di dire “sono fascista”. Dicono che sono fascisti perché “[il fascismo] ci fa sentire vivi in un mondo di morti”. Perché “anche i miei amici sono fascisti”. Perché “fanno bella musica”.
Perché “siamo italiani”. Perché “i fascisti sono gli unici che difendono gli italiani”. Perché “nella mia zona è pieno di negri”. Perché “gli ebrei sono stronzi”, “hanno la coda e mangiano il sangue”. Perché “lo stato mantiene gli immigrati e agli italiani non gli dà un cazzo”. Perché “ogni volta che vedo uno zingaro al semaforo lo vorrei menare”. Perché “nel mio quartiere spacciano e sono tutti africani”. Perché “ormai non si capisce più niente, chi è l’uomo e chi è la donna, sono tutti froci e vogliono anche adottare i bambini”. Perché “ci vuole ordine”. Perché “quando le cose non funzionano deve arrivare
uno che mette tutto a posto”.
La nuova gioventù nera cresce nelle scuole politiche e nei campi estivi di Forza nuova, CasaPound, Fratelli d’Italia, Lealtà Azione. Si compatta con l’intransigenza nazionalsocialista dei gruppi più estremisti e violenti, quelli a destra di tutti, il Veneto fronte skinheads, la Comunità militante dei dodici raggi Do.Ra. di Varese. Un attivismo incentivato dalla Lega che partecipa alle iniziative inviando suoi esponenti.
È una generazione attenta allo stile e all’estetica, a suo agio nell’uso dei social. Ha il culto del fisico e predilige gli sport da contatto pieno. La propaganda dell’ultradestra passa anche dai pugni sul ring. Ma non bisogna restare ancorati allo stereotipo dell’estremista col cranio rasato che fa casino allo stadio e picchia gli immigrati e gli omosessuali. I fascisti del terzo millennio si propongono, spesso, come fascisti gentili.
Mostrano il volto più presentabile di chi mette il proprio tempo a disposizione della comunità. Perché fortemente comunitario è lo spirito che gli viene insegnato. Li istruiscono a penetrare nella vita quotidiana presidiando le periferie e lavorando sul tessuto sociale dei connazionali meno fortunati. Ad abbinare il volontariato patriottico alle campagne contro l’invasore straniero. Ad andare oltre lo schema fascismo-antifascismo che molti, furbescamente, dicono di ritenere superato, ma che in realtà li permea completamente: è il loro habitat, la loro forza.
Facendo finta di voler ammazzare questa dicotomia i nuovi camerati si destreggiano dentro una specie di bipolarismo freudiano voluto. È un’operazione di puro mimetismo che serve a celare la loro vera identità. E con questa tecnica guadagnano spazi. Quando se li sono presi, di solito gettano la maschera: dietro la vernice dell’assistenza di strada, sotto la patina dell’attenzione ai ceti fragili, c’è l’inclinazione sempre marcata all’aggressività e alla violenza. Tra l’una e l’altra faccia di questo mondo multiforme e
contraddittorio esiste uno spazio intermedio nel quale i militanti, memori delle radici da cui provengono, svuotano di contenuti intellettuali la battaglia politica per ritornare all’azione: aggressioni, scontri, intimidazioni in stile mafioso. Pronti a cedere allo squadrismo anche tra i banchi di scuola. A odiare e a sopraffare l’avversario.
I nuovi balilla si riconoscono dietro gli striscioni dei gruppi ultrà nelle curve nostalgiche che inneggiano a Mussolini e a Hitler e celebrano come eroi e martiri i ras neonazisti Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, e Daniele “Dede” Belardinelli, due capi tifoseria morti di delinquenza: il primo in un regolamento di conti tra bande criminali che si contendono il mercato della droga a Roma; il secondo in una battaglia tra hooligan che aveva pianificato la notte di Natale dopo aver scartato i regali con moglie e figli nella casa di Morazzone, nel varesotto.
Una tendenza pericolosa, quella allo scontro fisico. Che esce dal web e dalla palestra poco conosciuta dei videogame di ispirazione suprematista, dove ci si allena all’odio e all’eliminazione del “diverso”. In questo tunnel dove la morte per gioco diventa morte reale hanno preso la rincorsa gli attentatori neonazisti di Christchurch e di Halle. Quanti altri soldati politici dormienti sono pronti a passare dal sonno all’azione? Quanti potenziali Luca Traini covano odio razziale e politico nell’Italia dell’“Orgoglio italiano” e del “Dio, patria e famiglia”?”

tratto da “L’educazione di un fascista” di Paolo Berizzi – Feltrinelli editore