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Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
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8a. Gallerie rifugio AA ex Tranway ed ex cava San Benigno

Per prima cosa occorre capire quale galleria sia stata interessata dallo scoppio e per fare questo necessita collocare la giusta posizione della galleria San Benigno la quale viene citata anche nella lapide in ricordo della tragedia e che avrebbe dovuto essere occupata dal comando germanico e adibita a deposito di esplosivo.

Nella foto che segue, le numerose gallerie si sviluppavano a tre quote: quelle a 1mt sul livello del mare (gallerie che servivano il porto); a 10mt (galleria rifugio della Cava) e 15mt (galleria del Tramway).

Per le antiche gallerie che servivano il porto la ricostruzione è “abbastanza” facile, più difficoltosa è la ricostruzione per la galleria della Cava e per quella del Tramway perché ormai non esistono più perché distrutte dalla demolizione del colle di San Benigno.

Come si può notare come il colle di San Benigno poteva essere paragonato ad una gruviera (nell’esempio non sono segnate le due gallerie di San Lazzaro, bassa e alta, e di Santa Limbania perché erano situate un po’ più a nord e ininfluenti alla ricostruzine). Nella ricostruzione non sono ancora presenti le due gallerie che erano ad una quota superiore: la galleria della Cava e quella del Tramway che vedremo più avanti.

Escludendo la galleria Romairone o del Faro (n.1), le altre si possono comunque accomunare dal fatto che ad est, versante del porto, sono tutte alla stessa quota, 1mt sul livello del mare c/a.

Le gallerie 2, 3 e 4 avevano uno sbocco a Sampierdarena nel quadrivio della Coscia che si può ancora oggi ammirar, sommerso dalla vegetazione, a destra alla fine del tunnel dopo l’ex sala della Chiamata del Porto. Le gallerie 5 e 6, unitamente a quella di santa Limbania, non segnata, portavano al trivio chiamato di Santa Limbania (che si trova in via Cantore sotto la rampa per la A7), per poi imboccare la Galleria dei Landi sino allo snodo del Campasso.

Il quadratino rosso indica il luogo dove è ubicata la targa in ricordo della tragedia che è anche lo il punto preciso di dove si è verificato lo scoppio. Ma tornando alla galleria San Benigno, in azzurro, vediamo che risulta ben distante dal luogo che è stato coinvolto dall’esplosione, posizione che viene avvalorata soprattutto dalle fotografie del tempo, che seguono.

Nel lavoro di VINCENZO PENSATO “I quaderni della batteria”, in cui si parla anche delle gallerie rifugio Antiaeree di Genova, si legge nell’elenco fedelmente riportato, le tre gallerie di San Benigno adibite a rifugio antiaereo.

“XVII galleria della Cava (n.6 e 7) con accesso da via X Giugno (via di Francia) posti 3300- Occupata parzialmente dal comando germanico

XVIII galleria di S. Benigno (n.8) ex tranviaria posti 3400 – Occupata parzialmente dal comando germanico
XIX galleria Passo Nuovo S. Benigno (n.3) posti 2100 – Occupata parzialmente dal comando germanico.
La XVII galleria della Cava probabilmente è stata costruita oppositamente come rifugio antiaereo, anche perché non vi è alcuna prova, sia fotografica che cartografica, della sua esistenza prima del periodo bellico.

Il fatto che sia stata ad un’altezza superiore di quella del Passo Nuovo, lo si evince da tre fattori: nella cartina accanto del 1936/1945, partendo da sud, si può notare come, per una piccolissima parte, la linea della galleria sia tratteggiata proprio a marcare l’esistenza di una scala (A) che portava a livello dei moli; la stessa cosa con la galleria del Tramway verso Sampierdarena (B) (che però era caratterizzata da una discesa percorsa dal tram).

Salendo un poco, con la galleria della Cava, si vede un piccolo ramo (C) sia in comunicazione con la galleria sottostante, quella del Passo Nuovo; per terzo facciamo riferimento ad un dato certo, e cioè alla quota sul livello del mare di via di Francia che è 10mt altezza in cui che era situata l’entrata a nord della galleria della Cava, per cui non avrebbe avuto senso creare una galleria con un’uscita a 1 mt sul livello del mare che sarebbe stata caratterizzata da una forte pendenza e che non sarebbe stata idonea sia per rifugiarsi durante i bombardamenti sia, eventualmente in epoche precedenti, per trasportare materiale dalla cava verso il molo e che avrebbe incrociato ed interferito con le altre gallerie sottostanti.

Nella foto che segue, la n.5, abbiamo la prova dell’esistenza della galleria della Cava in quanto esiste una mappa e anche una fotografia interna. Nella foto la mancanza di binari, i posti a sedere, la protezione delle gallerie verso il mare e l’ampia illuminazione, ci fanno pensare ad un rifugio costruito appositamente per ripararsi dai bombardamenti.

Nella foto accanto, nella mappa, abbiamo segnato il punto di scatto della foto (vicino al ricovero) e vediamo anche la scaletta di passaggio alla sottostante galleria del Passo Nuovo (che abbiamo visto in precedenza).

Si può notare, sempre sulla mappa, al n°1 una scaletta che si trova nell’entrata sud della galleria per poter accedere dal porto, che conferma che questa galleria era ad una quota maggiore rispetto alle altre cioè più o meno a 10 mt slm.

Nel punto esatto di uscita o di entrata, che veniva usata soprattutto dalle forze militari di stanza in porto, è ancora visibile il pilastro n°3 che sorreggeva la scaletta.

Il punto n°2 si riferisce all’uscita del braccio più corto che si piega a destra.

La XVIII galleria di S. Benigno ex tranviaria, ad una quota di 16mt slm, è un po’ più conosciuta grazie ad alcune foto che sono arrivate a noi, una su tutte la foto n.6, che unitamente alla cartina, fa intendere bene la propria locazione.

Infine la XIX galleria Passo Nuovo S. Benigno, che era al livello molo, e che ancora ora visibile sotto le mura (foto n.7).

8.Targa in ricordo della tragedia di San Benigno

Ipotesi per cercare di fare chiarezza sulla luogo della tragedia di San Benigno del 10/10/1944

Prima di addentrarsi nella complessità dell’argomento è necessario fare un po’ di chiarezza su questa foto che circola nel web ma che potrebbe portare a confusione: la foto sopra è successiva a quella sotto, lo si evince dal palazzo che non è più presente nel cerchio rosso; infatti, quella sotto dovrebbe riferirsi a qualche giorno dopo l’esplosione periodo nel quale hanno posizionato la Croce con il Cristo, che si nota nella foto, sulla sommità della collinetta interessata.

Cerchiato in rosso l’agglomerato di case interessare dallo scoppio

Foto n.3 risalente a poco prima del conflitto bellico: nel riquadro in alto a sinistra è segnato lo stesso tetto di una casa dell’agglomerato di Vico S. Fortunato ancora oggi esistente il quale dovrebbe interessare grossomodo l’intero riquadro bianco che è coperto dal palazzo Lancia.

Il riquadro verde dovrebbe essere il luogo interessato dall’esplosione, dove però non scorgiamo abitazioni (la costruzione al vertice sinistro fa parte del molo). Quindi il punto è: quali case di San Benigno c’erano ancora nell’ottobre del ’44 che non fossero state ancora abbattute a causa della demolizione del colle?

In quest’altra foto post-bellica, si può scorgere quel che rimane del colle, ormai quasi totalmente demolito, una cavità che “potrebbe” essere collegata alla galleria della Cava.

Questa foto ci mostra la situazione della zona 10 mesi prima della Tragedia di san Benigno.

Si può notare com’era la porzione del colle poco tempo prima dell’ esplosione, la prima cosa che salta agli occhi, contrariamente ad una foto precedente, è l’esistenza delle case proprio sul percorso della galleria Molo Nuovo tracciata in bianco.

GALLERIA D’IMMAGINI RIGUARDANTI
LA PARTE PROSPICENTE AL PORTO INTERESSATA DALLO SCOPPIO

Due foto molto significative che riguardano quello che rimane di via Milano e della via San Benigno dopo l’esplosione. L’agglomerato a destra sono le case di Vico San fortunato ancora oggi esistenti; nel luogo della casetta in basso ad un piano, oggi possiamo vedere l’entrata del parcheggio della Coop. Fonte: Il Sottosuolo di Genova e oltre. Ricerca E Studio.

In alto sulla destra quel che rimane del “ponte” di via san Benigno ancora oggi visibile dove inizia Via A. Albertazzi. Sullo sfondo il palazzo Lancia di Via di Francia.

ALCUNE IMMAGINI RIGUARDANTI LA PARTE RETROSTANTE
INTERESSATA DALLO SCOPPIO: VIA DI FRANCIA

Questa immagine rappresenta la galleria interessata del Molo Nuovo che passa sotto via di Francia, l’allora via X Giugno, dopo il ponte elicoidale nell’ultimo tratto prima di incrociare la linea principale di San Lazzaro che giunge dalla Stazione Principe. Sul fondo si scorgono i palazzi dell’antico quartiere della Coscia, dove svettano le due torri “I Gemelli di San Benigno” e quella della WTC che hanno preso il posto della Villa De Franchi-Costa di via De Marini 12. Non si ha modo di sapere se in questo punto la galleria è saltata a causa dell’esplosione oppure se si tratta dei lavori per la ricostruzione della stessa.

Invece quest’altra foto è riconducibile ai momenti successivi nella zona interessata dall’esplosione in particolare l’odierna zona di Via Albertazzi che, come si può vedere in altre foto d’epoca, era edificata ma solo da capannoni industriali.

LE CAUSE

L’ipotesi che a innescare lo scoppio fu un fulmine, è stata avvalorata dalla relazione della Guardia Nazionale Repubblichina che recita testualmente:

“Il temporale scatenatosi nella notte tra il 9 e 10 ottobre raggiungeva la massima intensità all’alba e alle 6.45, un fulmine incendiava alcune condutture elettriche provocando lo scoppio delle mine poste nella galleria e di una grande quantità di munizioni ivi depositate. […] La scossa tellurica, provocata dall’esplosione, sconvolgeva il terreno sovrastante la galleria saltata in aria, distruggendo completamente un agglomerato di case di abitazione, ove dimoravano una settantina di famiglie, tutte perite nell’immane sciagura. Un numero imprecisato di militari della G.N.R., della Marina, dell’Esercito, della Croce Rossa e dei camerati germanici, in servizio nella vicina zona portuale o nelle gallerie stesse, è stato travolto sul posto del dovere. […] Non è stato ancora possibile accertare il numero dei morti che purtroppo è molto elevato.”

Di seguito alcuni trafiletti usciti nei giorni successivi sui quotidiani genovesi.