Caduti di Lagoscuro e incendio di Rossiglione – 30 dicembre 1944 – 3 gennaio 1945


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Anche gli uomini della squadra di Pirata erano partiti alla ricerca di ostaggi. Si erano attestati nei boschi sovrastante la strada Ovada-Rossiglione all’altezza della località Gnocchetto. L’attesa duro qualche giorno, senza che ombra di nemico passasse sulla strada.
Quel giorno 30 dicembre, erano di turno Pirata, Sten, Mario l’alpino e Sandro. Era una giornata piena di sole. La neve, caduta in abbondanza qualche giorno prima, ricopriva ogni cosa.
Dopo l’inutile attesa di tutto il mattino, finalmente, verso mezzogiorno, si udì lontano il rumore di un motore. Gli uomini si appostarono. Alla svolta di una curva comparve un camion. Era tedesco. Sten, Mario l’alpino balzarono in mezzo alla strada con le armi in pugno. Il camion. Era tedesco. Sten e Mario l’alpino balzarono in mezzo alla strada con le armi in pugno. Il camion si fermò. L’autista e il soldato, che gli era vicino, alzarono le armi in segno di resa. Dall’interno del camion, all’improvviso, partirono alcune raffiche di machine-pistole. I compagni caddero fulminati. Il camion aveva il tendone abbassato. Per questo i due partigiani non si erano accorti della presenza all’interno di altri militari.

Pirata e Sandro cercarono di salvarsi, Risalendo il ruscello del bosco. Protetti dalle pietre salivano verso l’alto. Intanto i tedeschi erano saltati a terra e sparavano con fuoco nutrito verso il bosco. I compagni Erano saliti forse non più di 500 metri, quando Pirata alzò la testa per vedere se i tedeschi li inseguivano. Una pallottola lo colpì in pieno alla testa. Cadde vicino a Sandro, senza proferire parola.

Nando si vide perduto. Nascose la pistola tra le pietre e si ranicchiò con la faccia nella neve. Dopo qualche minuto, una mano lo agguantò al collo. Alzò la testa. Era un tedesco, che gli intimò di alzarsi.
Pirata giaceva esamine ai suoi piedi. Il suo cadavere fu depredato. Fu preso anche il suo sten. Lo sten, che aveva ereditato dopo la morte di Pancho. Particolare pietoso, su di esso era scritto “Mamma ritornerò”. Non tornò Pancho e non tornerà neppure Pirata. Le loro mamme attenderanno invano. Non rimarrai loro che vivere del ricordo dei loro figli, caduti per la liberazione della Patria. Per una fratellanza universale.

Sandro su fatto prigioniero. Al primo interrogatorio protestò di non essere un ribelle. Raccontò che si trovava per caso nel bosco per raccogliere legna. Spaventato dalla sparatoria, aveva cercato di nascondersi per pararsi dai colpi. Non fu creduto.

Tedeschi lo portarono con loro fino a Silvano d’Olba. Sandro tornò alla carica,  Facendo vedere i suoi documenti di combattente della Russia e gli attestati delle ferite riportate.

Questi documenti lo salvarono. Tu lasciato libero. Dopo qualche giorno, era nuovamente con noi in montagna
fonte “sulla montagna con i partigiani” Don Berto

I Caduti
G. B. Olivieri, Pirata, M.A. al V.M.
Tommaso Cartagenova, Sten
Enrico Mezzani, Mario l’Alpino

Il 2 gennaio 1945 un forte bombardamento colpì il centro abitato della borgata inferiore, uccidendo sei persone (Antonia Carlotta Cappelletto, Camillo Odone, Ernesto Firpo, Carlo Michele Puppo, Bernardo Peri, Gian Battista Pignone). Alla richiesta al comando tedesco per sgomberare le macerie e aiutare i feriti, il Commissario prefettizio Ascenzi ricevette un diniego; mandarono però a sgombrare la strada provinciale e, quando giunsero dalla parte opposta (da Ovada) un gruppo di partigiani ignari, provenienti dalle Langhe, ci fu una sparatoria. I tedeschi uccisero il Commissario Ascenzi, Francesco Minetto, Antonio Ferrando, Alfonso Paolo Minetti, Gian Giuseppe Avvito Isola. All’alba del 3 gennaio due tedeschi morirono in un incidente. I nazisti, per rappresaglia, incendiarono le case e catturarono i cittadini che tentavano la fuga: in 32 furono condotti alle carceri di Marassi per essere fucilati e 4 furono trasferiti nei campi di sterminio in Germania. Il comune ligure è stato decorato con la Croce di Guerra al V.M.

fonte “Patria Indipendente”

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