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Forte San Giuliano (Genova) 19 Luglio 1944

Le indagini della polizia

La catena di arresti, frutto di laboriose indagini dirette personalmente – sin dal mese di maggio – dal dott. Veneziani contro la organizzazione dei G.A.P. e la rete clandestina a Genova, era iniziata la mattina del 6 luglio con la irruzione della polizia politica in un appartamento di via Paride Salvago n. 14/6.

La perquisizione consentiva il rinvenimento di numeroso materiale di propaganda, di molti timbri e punzoni delle autorità fasciste e germaniche, di fogli intestati in bianco per la falsificazione dei documenti, azioni del Prestito di Liberazione e 4 rivoltelle con relative munizioni.

Nella stessa abitazione veniva tratto in arresto Aleandro Longhi, il quale fu trovato in possesso di una falsa carta d’identità del Comune di Genova intestata a Parodi Angelo di Giovanni e di un ausweiss di libero accesso al porto intestato allo stesso nominativo; venivano pure arrestati Enrico Sandri e sua moglie Teresa Nardi.

La notevole quantità di materiale propagandistico sequestrato in quella occasione aveva subito fatto pensare alla polizia che l’appartamento fosse un punto di riferimento degli appartenenti alla rete clandestina; appostamenti accuratamente predisposti nel caseggiato e nell’appartamento stesso portarono infatti alla successiva cattura di altri elementi importanti dell’organizzazione.

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Secondo il verbale trasmesso dal dott. Veneziani al giudice inquirente del Tribunale Speciale, le deposizioni di Vidotto, Paveto e Golina consentivano, quindi, la individuazione della organizzazione gappista genovese (26).

Ne ven\va indicato come comandante Germano Jori, il quale, fermato il 13 luglio da una pattuglia dei Battaglioni M. di Sampierdarena mentre si trovava in compagnia di Domenico Chiappe e di Vladimiro Diodati (ricercato dalla polizia come «Paolo lo spezzino») aveva tentato la fuga insieme a Diodati ma era stato colpito a morte dal fuoco della pattuglia stessa (Paolo, era invece riuscito a sfuggire agli inseguitori e a raggiungere la zona partigiana).

Numerosi arresti

11 giorno 20, venivano arrestati in piazza Banchi, Riccardo Masnata e Mario Cassurino, nel tardo pomeriggio dello stesso giorno (e come conseguenza dell’arresto del Cassurino) venivano arrestati Giacinto Rizzolio, Luigi Rei e Achille Marsanasco, mentre si presentavano ad un appuntamento clandestino fissato per le 18 nel giardino dietro il Municipio di Cornigliano.

 Contemporaneamente veniva catturato Balilla Grillotti, anch’egli componente di un gruppo gappista del Ponente.

Successivamente venivano operati numerosi altri arresti di persone che risultavano in relazione con i suddetti elementi.

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La pedina più importante in mano alla polizia era certamente, in quel momento, rappresentata dalla donna arrestata in via Salvago: Antonietta Bianchi; ma l’astuzia ed il grande coraggio della patriota che si celava sotto quel falso nome impedirono al dr. Veneziani ed agli uomini delle SS di sfruttare l’occasione.

Antonietta Bianchi era in realtà Rina Chiarini (Clara) moglie e diretta collaboratrice di Remo Scappini, il «Giovanni» tanto ricercato dalla polizia, l’uomo che dirigeva la lotta clandestina della regione.

Il ruolo al vertice dell’organizzazione e la minuziosa attività di collegamento fra il centro e la base, fra l’organizzazione di partito e quelle della resistenza, in cui era impegnata prima del suo arresto, facevano di Clara un elemento le cui eventuali rivelazioni avrebbero potuto sconvolgere una grossa parte dell’apparato dirigente della clandestinità in Liguria.

«Certo questi sgherri odiosi non pensavano di trovare in Rina Chiarini, in questa donna del dall’aspetto così dolce e mite, tanto coraggio, tanta capacità di resistenza morale e fisica.

Essi non supponevano che sarebbero stati sconfitti da questa modesta donna del popolo diventata militante forte e cosciente del partito comunista e capace di lottare e resistere fino alla morte pur di rimanere fedele ai suoi ideali e alla causa di liberazione del popolo e della nazione.

Anche durante i momenti più tragici e più atroci, donna, al di sopra della sofferenza e del dolore, rimaneva ferma, la sua coscienza di militante restava integra, salda la sua volontà.

E Clara tenne coraggiosamente duro fino in fondo; e tenne duro stringendo i pugni per il dolore stringendo i denti non gridare, affrontando le camere di tortura e la fossa di Staglieno; ma non parlò!

I suoi carnefici poterono batterla a sangue, distruggere nel suo seno il germe di una nuova vita, condannarla a morte e trascinarta dinanzi al plotone di esecuzione; ma Clara non parlò! Restò fedele al suo partito, ai suoi compagni, alla sua classe, all’Italia nuova in cammino.

Varie furono poi le sue vicende; tradotta dai tedeschi nel campo di concentramento di Bolzano riacquistò la libertà con la fuga e riuscì cosi, negli ultimi giorni della resistenza a raggiungere Genova e a riprendere il suo posto di lavoro in mezzo a tutti noi, con lo spirito e Io stesso slancio di prima nonostante che il suo stato fisico fosse seriamente pregiudicato per sempre.

Meritatamente Rina Chiarini, per l’opera svolta durante la guerra di liberazione a e il suo valoroso comportamento tenuto di fronte al nemico, è stata decorata di Medaglia d’Argento al Valor Militare»

(da una testimonianza di Carlo Farini).

L’ostinato silenzio di Antonietta Bianchi di cui gli inquirenti nonostante le torture non riuscirono mai a sapere neppure il vero nome, fece interrompere una catena che avrebbe certamente potuto provocare un’altra lunga serie di importanti arresti.

Aleandro Longhi

Quando, dopo due settimane dal suo arresto, la polizia fece irruzione nella casa di Corso Firenze 38/13, dove ella abitava col marito (che aveva assunto il nome di Rossi Mario), con Marietta (Angela Berpi) e Renzo, i tre avevano già da tempo provveduto a porsi in salvo.

Rappresaglia

Giacinto Rizzolio

Mentre l’istruttoria di tutti gli arrestati era ancora in corso, la Prefettura di Genova ricevette dal Ministero dell’interno l’ordine di dare subito un esempio di rappresaglia alle recenti azioni gappiste: di conseguenza nella notte tra il 28 e il 29 luglio si riunì, nella sede della Questura, il Tribunale Militare Straordinario che condannò a morte Aleandro Longhi, Goffredo Villa, Balilla Grillotti, Mario Cassurino, Giacinto Rizzolio imputando loro la morte del generale Silvio Parodi, del maggiore Palumbo, del tenente Motta, del brigadiere Baffico, del milite Bruzzone c vari atti di sabotaggio, detenzione di armi e di ordigni esplosivi.

Goffredo Villa

sentenza venne eseguita all’alba stessa del 29 al forte S. Giuliano.

Il 3 agosto il dr. Veneziani consegnò al Procuratore di Stato presso il Tribunale Speciale di Genova le risultanze della sua lunga e minuziosa inchiesta, chiedendo la imputazione, per numerosi reati contro la Repubblica Sociale ed i suoi alleati germanici, di 83 persone.

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Rinviando a giudizio un primo gruppo di 31 dei principali imputati, il procuratore Generale Dott. Paolo Lodi chiese la pena di morte per 7 di essi (e precisamente Chiappe, Cuppi, Gaggero, Masnata, Moltini, Rei e Sandri) e gravi condanne per tutti gli altri.

Balilla Grillotti
Mario Cassurino

Fonte : CRONACHE MILITARI DELLA RESISTENZA IN LIGURIA (G. Gimelli)
Link utile : Atlante Stragi Nazifasciste Forte San Giuliano Genova

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